KITTEL BIS: L’IMPENSABILE CAPOLAVORO DI UN ARTISTA SUL TRAGUARDO DI DUBLINO

Partenza ad Armagh ed arrivo a Dublino, la capitale della repubblica di Irlanda, per la terza tappa del Giro d’Italia, l’ultima per il trittico in terra irlandese prima di ritornare sul suolo italiano. 2 gpm nella parte iniziale e 187 km da percorrere per una frazione che si propone essere più che mai riservata agli uomini dalle ruote veloci. Partenza a tutta e numerosi gli scatti che accompagnano i primi chilometri di gara, tra i più attivi ancora una volta Tjallingii che riesce a portar via con sé altri tre valorosi avventurieri (Dockx, Rubiano Chavez, Godoy) ai quali poi si aggiungerà anche Cecchinel. I cinque procedono nel loro tentativo mantenendo un vantaggio che oscilla tra i 3 e i 5 minuti, mentre davanti al gruppo si alternano l’Orica e le squadre dei velocisti. Il tempo in corsa non promette nulla di buono e così dopo nuvolette e nuvoloni sui corridori si abbatte la pioggia, numerose cadute in gruppo, tanti quelli che si ritrovano a terra, tra di essi anche numerosi uomini Astana e la maglia rosa. Poco alla volta il vantaggio dei 5 battistrada cala, ma quando si passa per una tratto esposto al vento il clima in gruppo cambia: alla guida del plotone si portano Tinkov, Omega e Bmc che aumentando notevolmente la velocità cercano di far fuori qualche corridore. Vedono i fuggitivi, ma preferiscono tenerli a “bagnomaria” per evitare che ci siano scatti, ma tra i cinque nessuno sembra più crederci, solo l’italiano scatta ancora rimanendo per poco più di un chilometro al comando prima di essere ripreso ai -7.3 km dal gruppo. Subito la Giant si porta al comando, ma ben presto deve lasciare spazio alla Cannondale che al completo si impone potente davanti a tutti, mentre le altre squadre cercano di recuperare posizioni. Si entra nell’ultimo chilometro: Gatto e Ratto cercano di aumentare ancora una volta la velocità, dietro di loro gli uomini Sky, più indietro Marcel Kittel con alla ruota Nizzolo. Curva ad esse, Boasson Hagen si porta in testa, fa l’ultima tirata e si sposta, il suo compagno Swift si trova davanti a tutti, inizia la volata. Il britannico è in testa, dietro lui Viviani, lo raggiunge, lo affianca, sono uno accanto all’altro, più indietro Apollonio cerca di recuperare, Kittel è staccato, sembra non farcela. L’italiano e l’inglese si osservano, la lotta per la vittoria sembra quasi ormai esclusiva per loro due, si scambiano occhiate quasi volendosi dire “ma guarda che buco abbiamo fatto!!”, si scrutano ed intanto pedalano a più non posso, il traguardo è sempre più vicino. È un testa a testa, Swift passa davanti, poche pedalate, la vittoria è quasi sua, manca davvero poco, è fatta, può finalmente incoronare il sogno di vincere una tappa al giro, ormai c’è.  Manca davvero poco, ormai ha vinto, ma nel ciclismo non si può mai dire di aver vinto prima di aver passato quella sottile linea del traguardo. Di fianco all’inglese avviene quasi l’impensabile: Kittel che fino ad un attimo prima era staccato, ora è lì, sembra comparso dal nulla, pare che voli. Sembra quasi un lupo che  si avventa sulla sua preda, si nasconde, quasi non ci fosse e all’improvviso compare per mettere a segno il suo agguato, è una bestia feroce, impossibile domarlo. Marcel allo stesso modo appare quasi come se gli avessero fatto una magia, è una saetta, la sua maglia rossa scintilla in mezzo all’oscuro della strada; affianca l’italiano e il britannico, sembra impossibile, ma lì supera proprio sulla linea del traguardo. I due lo guardano con un volto che si alterna tra lo stupito e lo spaventato, ancora una volta non sono riusciti a far fuori il mastino tedesco che diventa sempre più imbattibile. Sembra impossibile, ma è così, Kittel ha vinto, ha dimostrato ancora una volta la sua potenza, è la sua seconda volta al Giro. Una vittoria importante, a dir poco spettacolare che arriva proprio in un giorno speciale, il giorno del suo compleanno. Un regalo mica male quello del tedesco fatto a sé stesso, una vittoria formidabile, la perfezione. L’opera di un bravo artista che sulla sua tela forse buca, piena di toppe, dove nessuno avrebbe potuto far uscir fuori un disegno più che decente, al cospetto di un italiano ed un inglese, con un pennello tinto di rosso su sfondo nero delimitato da una linea bianca, ha fatto venire fuori un vero e proprio capolavoro.

Immagine

 

Giorgia Monguzzi

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