LA PRIMA VOLTA DI KITTEL, IL SOGNO ROSA DI MATTHEWS

218 km quelli previsti per la seconda tappa del Giro d’Italia, frazione che presenta due gpm, i primi di questa fantastica corsa a tappe, ma che sembra più che mai riservata agli uomini dalle ruote veloci che si daranno battaglia fino all’ultimo metro di gara. Partenza a tutta al cospetto di un tempo, come di consueto avviene in Irlanda, che da un momento all’altro sembra pronto a voler scatenare tutta la sua ferocia sui corridori. Soltanto dopo 3 km riescono ad andare in fuga 4 uomini (Fedi, Armee, Tjallingii e Romero) che mantengono un vantaggio intorno ai 5’ sul gruppo alla cui guida si è potentemente imposta l’Orica, la  squadra della maglia rosa, alcune volte aiutata dalla Giant Shimano di Marcel Kittel. Poco alla volta il vantaggio dei battistrada, dopo essere stato per diversi chilometri pressochè costante, inizia lentamente a calare. Dalla testa della corsa perde contatto, ai -9km, Romero, gli altri non sembrano quasi più crederci, solo Tjallingii il più esperto della compagnia non vuole arrendersi. Non ci sta al fatto di voler gettare la spugna ed è così che aumenta il passo rimanendo solo al comando con circa 1’00” di vantaggio, la sua pedalata sembra affaticata, ma resiste, il desiderio di provare a vincere la tappa è più vicino, mancano 7km. In gruppo nessuno sembra reagire, il ritardo non decresce e si rischia che l’inarrestabile fuggiasco possa sorprendere tutti ed arrivare in solitaria al traguardo; le varie squadre si osservano, sembra quasi che l’una all’altra voglia dire: “chi si muove? Che si fa?”. Dopo preamboli e indecisioni di vario genere è finalmente la Cannondale a prendere in mano la situazione e schierando 4 uomini al comando la velocità aumenta notevolmente, il ritardo si riduce. Tjallingi è ancora davanti, continua a sognare, pedala a più non posso cercando di raggiungere il prima possibile il traguardo che ora però sembra più lontano che mai, il gruppo è vicino, sembra quasi una belva affamata che gli soffia sul collo, all’improvviso sopraggiunge e lo riprende, mancano 3,5 km. La Trek decide subito di prendere le redini del plotone, ma molti treni vogliono andare al comando e tra spallate e sorpassi si alternano alla guida diverse squadre , la Giant si impone pesantemente davanti a tutti, ma all’improvviso rallenta, Marcel Kittel non c’è. Si entra nell’ultimo chilometro: la Fdj che fino a quel momento era riuscita ad imporre la sua egemonia deve farsi da parte per lasciare spazio a Orica e Giant che si fronteggiano una accanto all’altra, più indietro tutti i gregari cercano di portare davanti i propri velocisti. Mancano 270 m , ultima curva a sinistra: la squadra australiana l’affronta in testa, ma ecco spuntare anche Kittel che fin da quel momento sembrava non esserci, è leggermente indietro, deve recuperare. Appena entrati nel lungo rettilineo il tedesco si lancia sulla strada a più non posso, Giacomo Nizzolo “battezza “ la sua ruota e prova a stargli ancorato  con i denti, dall’altra parte Bouhanni prova a sorprenderlo. Marcel è nel bel mezzo della sua formidabile progressione, la sua volata è lunghissima, spinge a più non posso sui pedali cercando di domare la sua bicicletta, la sua forza è incredibile, dietro di lui si crea il vuoto. Impossibile per gli altri, nonostante i numerosi sforzi, recuperare, il francese deve accontentarsi della seconda piazza, il brianzolo  della terza, ma nelle prime posizioni altri segnali importanti da parte degli italiani (4° Viviani, 5° Ferrari, 6° Belletti). Marcel taglia così da solo il traguardo, dietro di lui un incolmabile abisso, sorride, ha vinto. Per lui la prima volta al Giro, la prima volta è la più bella per tutti, è emozionato, ringrazia la sua squadra, quasi non ci crede. Ha vinto in un modo regale e non  ha impiegato così molto ad entrare nei cuori della gente della terra irlandese, della gente giro. Ha vinto sotto la pioggia in una giornata in cui la volata è stata indecisa fino alla fine per l’irresistibile tenacia di Tjallingii, non si sapeva se lui avrebbe partecipato alla volata perché sembrava essere “uccel di bosco”, ma forse è proprio quando è impensabile che avvengono le cose più belle.  La  giornata da incorniciare per Kittell , l’inizio, credo, di una lunga serie di vittorie, il giorno fantastico per Matthews che si trova magicamente a realizzare il sogno della rosa.

Immagine

 

Giorgia Monguzzi

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