EUGENIO, IL RAGAZZO CHE SOGNAVA DI CORRERE CON IL GLADIATORE

Un bambino, una biciclettina, qualche scorribanda e l’occhio attento di un vicino di casa, è così che ha inizio la storia di una passione, la passione per il ciclismo. Forse a prima vista sembrerà il modo più ovvio e più banale per l’inizio di questa storia, ma se la si vede con un altro occhio è a dir poco fantastica, imprevedibile; forse il caso voleva proprio che succedesse così in una maniera consueta ma inaspettata perché è quando si fa un mix di tutto questo che escono fuori i racconti più belli. Il vicino dall’occhio vigile dell’occasione è un varesino ed è grazie a lui che viene iniziata a scrivere la storia di un ciclista a cui aveva consigliato di andare alla GS San Pietro, il ciclista si chiama Eugenio Alafaci. Eugenio è un ragazzo classe ’90,calabrese di famiglia ma varesino di nascita, famiglia molto unita, una sorella e un fratello gemello a cui pare aver rubato tutta l’altezza, alta statura, passione per i tatuaggi, un po’ di barbetta e sorriso sempre stampato sulla faccia. Cresciuto ciclisticamente nella Lucchini, la stessa di Moreno Moser, è passato professionista con la Leopard Trek nel 2012, squadra vivaio dell’allora radioshack. Ha un fisico possente ed è molto adatto alle corse del nord che durante la permanenza in questa squadra avuto modo di testare, non è uno che si monta la testa ma è deciso a raggiungere gli obbiettivi prefissati. Anche lui come tutti ha un corridore a cui si ispira, che lo guida in pratica quasi come per magia in ogni gara, cerca di imitarlo, di essere come lui. Non è un corridore a caso, ma è Fabian Cancellara, il gladiatore, e pare proprio che la sua perfezione e potenza in bicicletta abbia stregato pure Eugenio che ha iniziato a sperare, a  sognare di correre un giorno con lui. Come tutte le cose sembrava inizialmente un obbiettivo troppo grande, impossibile, fantastico, inarrivabile, ma grazie al suo grande impegno nell’agosto 2013 ha ricevuto uno dei più bei regali di compleanno che potesse ricevere: la promozione in prima squadra, nel 2014 avrebbe corso nella Trek, proprio fianco a fianco al gladiatore.

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Strade bianche, 8 marzo, la corsa della polvere bianca, Eugenio viene scelto proprio per quella competizione, affiancherà il gladiatore per la sua prima volta, insieme proveranno a vincere la corsa. Si parte, passano i tratti di sterrato, si staccano sempre più corridori, davanti tra i tanti rimangono solo due atleti della trek: sono proprio loro due. Sembra tutto normale, si entra nel settore numero sette, Monte Sante Marie, Cancellara all’improvviso stacca un piede dal pedale, ha forato, per lui sembra corsa finita, ma di fianco a lui c’è l’italiano che cede la sua ruota al campione svizzero. Gli dà una spinta con tutta la sua forza, Fabian riparte, Eugenio torna indietro e aspetta l’ammiraglia. Chi del ciclismo non ne capisce proprio nulla potrebbe dire “ma adesso lui come fa?” , ma invece sul volto del giovane varesino c’è un sorriso, da fuori non sembra, ma dentro di sé è al settimo cielo, ha aiutato il suo mito, grazie a lui ha potuto essere lì fino alla fine con gli tutti gli altri. Tante volte i sogni, specialmente i più belli, si avverano quando meno te lo aspetti, capitano così per caso, l’importante è essere pronti, forse così è successo all’italiano che ha aiutato il suo campione che sul pullman appena lo vede lo abbraccia e gli dice: “grazie, senza di te sarei stato spacciato”. Per Alafaci sembra di essere quasi entrato in un mondo parallelo, quell’abbraccio sembra una particolare iniziazione, sembra tra gli dei, ormai è entrato nella piena fiducia del gladiatore, viene selezionato per partecipare con lui al Gp nobili e la domenica successiva ad esso addirittura alla Milano-Sanremo. Finalmente è il grande giorno, il 23 marzo, c’è la classicissima, Eugenio arriva al foglio firma con un sorriso gigantesco stampato sul volto, saluta gli amici e i parenti giunti per sostenerlo, guarda di qua è di là. Sui suo occhi si legge una grande emozione, sembra quasi un bambino in gita scolastica che in un museo gigantesco si guarda intorno, scruta ogni cosa, vede pezzi di storia, si emoziona, ma in un attimo, in un micro secondo, data la sua estrema voglia di conoscenza impara a più non posso. La competizione  parte al cospetto di un tempo che non promette nulla di buono, fa freddo, cade la pioggia, i chilometri aumentano e spariscono sempre più corridori. Ma ecco in mezzo al gruppo compare la figura di Eugenio, fianco a fianco del gladiatore, gli pedala accanto come il suo angelo custode. Potremmo paragonarlo a Crisso, colui che accompagnò Spartacus durante la rivolta schiavile, sempre fino alla morte, gli coprì le spalle, non lo tradì mai anche se alcuni compagni proponevano di ribellarsi a lui, pochi conoscono il suo nome, ma fu soprattutto grazie a lui che il gladiatore entrò nella storia. Non aveva smania di potere, ma faceva di tutto per la libertà e per aiutare il suo comandante; lo so, saranno passati molti anni ma Alafaci è proprio così, non pretende di vincere tutto e subito, non ha problemi a sacrificarsi per il suo eroe-capitano ed è così che si piazza in testa al gruppo a tirare, sotto la pioggia battente che gli sfregia il casco, ma lui non sembra sentirla. Fabian farà secondo al traguardo, ma dentro in questo podio c’è anche un pizzico dell’italiano che ancora una volta è stato fondamentale per il suo mito. Eugenio è ancora una volta al settimo cielo, ma come sempre non si monta la testa, avrà ancora molto da imparare e chissà forse un giorno affiancherà il gladiatore proprio nelle leggendarie compagne del nord dove lui è dominatore  assoluto e , forse un giorno sarà come lui. Fabian è quasi impossibile da eguagliare, ma Alafaci durante le sue pedalate ricorda un po’ quando il gladiatore aveva iniziato: le sue pedalate regolari, il suo spirito combattivo, le ruote che girano sulla strada a più non posso creando una melodia. Eugenio sarà alla partenza di questo Giro d’Italia, la corsa rosa, quella che tutti nella vita hanno provato a sognare, tifosi, direttori sportivi, corridori. Il sogno non è solamente vincere la generale, indossare la rosa o vincere una tappa, ma anche solo parteciparvi, quest’anno toccherà anche a lui. Non sarà fondamentale per il gladiatore, ma per il suo grande amico Giacomo Nizzolo, da loro due aspettiamocene delle belle. Il varesino avrà il compito di aprire le danze alle volate del brianzolo così come ha fatto in modo superbo al tour de san luis ad inizio stagione, ma anche di fare da spalla ad Arredondo, ma perché no? sarà anche alla ricerca di una soddisfazione personale. Saranno in molti a sostenerlo, parenti, amici e conoscenti, anche il travolgente Loriano Gragnoli con uno dei suoi ombrelli pieni di scritte. Tra tutti questi ci sarà anche  il suo vicino di casa, tiferà per lui. Tiferà per colui che una volta da bambino sfrecciava di qua e di là in bicicletta e che è diventato il ragazzo promettente, determinato che sognava di correre con il gladiatore, di essere una delle sue lance. E un giorno di marzo, proprio quando meno se lo aspettava, nella sabbia dell’arena ci è riuscito.

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Giorgia Monguzzi

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