IL FIANDRE COLPISCE CON LA SUA INCREDIBILE POTENZA, CANCELLARA LO SCONFIGGE CON IL SUO ANIMO GUERRIERO

Tic tac, tic ,tac, come il rumore delle lancette di un orologio che indica lo scorrere dell’inesorabile tempo , come il non sempre dolce suono della pioggia che batte regolare sui caschi dei corridori. Si apre così l’edizione 2014 del Giro delle Fiandre alla partenza del quale i corridori vengono accolti da un’immensa folla  di tifosi, di amanti del ciclismo, dal popolo di questi luoghi, stando alla stima dei telecronisti sono più di 200000,non una cifra qualunque. Finalmente si parte, viene dato il via ufficiale, ci sono nuvole sulle teste degli atleti, piove, peggio di così non potrebbe andare, il cielo nero incute paura e sembra voler dire: “benvenuti all’inferno!”, un inferno che quest’anno durerà ben 259 km. Subito iniziano gli scatti da parte di validi guerrieri che sognano semplicemente di attraversare davanti a tutti, almeno per una volta, i muri leggendari, vorrebbero vivere questa esperienza che non dimenticheranno tanto facilmente; si forma così un gruppetto di 9 atleti tra i quali Taylor Phinney si dimostra essere il più attivo. La pioggia sembra calmarsi, forse lo spirito delle Fiandre alla fine dei conti vuole bene ai corridori, vorrebbe anche lui vedere spettacolo, ma come si dice sempre l’apparenza inganna e così comincia a scagliarsi impetuoso sulla corsa. Nei tratti iniziali uno dopo l’altro sempre più atleti cadono a terra, scivolano a causa della strada bagnata, non sono scivoloni da niente, molti si fermano e si ritirano. Devono così dire addio alle speranze di vincere questa corsa fantastica atleti come Durbridge, Roelands e molti altri, addirittura Vansummeren finisce con l’investire una povera signora che si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato, la corsa in ospedale per tutte e due, la donna in condizioni molto gravi. Finalmente la pioggia, dopo aver fatto già molte vittime, cessa completamente, il cielo sembra schiarirsi, iniziano i muri, la testa della corsa si frantuma, ma è nel gruppo che succede il finimondo. Non ci sono scatti e nessun cambio di ritmo, ma poco alla volta sempre più corridori scompaiono. La potenza delle Fiandre, armata di ascia inizia a colpire, uno dopo l’altro, atleta dopo atleta cadono a terra, come birilli che inesorabilmente si ritrovano improvvisamente a contatto con il suolo. Il gruppo si spezza, ancora  e ancora, alcune squadre vengono proprio distrutte, prima fra tutti la trek che perde molti  dei suoi componenti. Addirittura si pensa che sia stata privata del suo capitano Fabian Cancellara il grande favorito di giornata: quando mancano poco meno di 110 km un’”intelligente” signora in rosso pensa bene di tirare fuori un braccio, un corridore viene colpito, va a terra, sembra il gladiatore che non compare nelle prime posizioni, sembra ripetersi la situazione del 2012, ma dopo diversi km arriva la conferma, Spartacus è nel gruppo, Popovych invece all’ospedale. Procede la corsa, continuano incessantemente le cadute, il pavè cerca di ostacolare i corridori con la sua asprezza, con la sua potenza, con la sua cattiveria cerca di ferirli, ma loro non si piegano. Si attraversano pezzi  di storia del ciclismo ma non solo, si inizia a sognare; berg ,berg ,berg,si ripetono questi pezzi di parole come una melodia, sono le finali dei nomi dei muri che si ripetono uno dopo l’altro, non lasciano respirare, ormai i fuggitivi hanno un piccolissimo vantaggio.

Mancano 45 km, inizia il Koppenberg, uno dei muri storici di questa corsa, quest’anno però posto molto più vicino al traguardo, nel gruppo dove sono già stati messi a segno molti attacchi, anche da parte di corridori italiani, il ritmo è alto e su questo muro sotto l’impulso degli uomini dell’Omega si frantuma, gli ultimi tre fuggitivi vengono ripresi. Sono meno di venti al comando, tutti i migliori sono lì, Boonen ha molti compagni, Cancellara e Sagan sono da soli, si alternano uno dopo l’altro scatti su scatti di corridori che quasi come rimbalzando contro una molla tornano indietro. Sembra essere una situazione perfettamente sotto il controllo della potente Omega, ma quando mancano 30 km parte Van Avermaet (bmc) che con Vandenbergh saldamente ancorato alla sua ruota inizia a guadagnare metri, nessuno si muove, il vantaggio aumenta, la situazione sfugge di mano alla squadra che fino a quel momento aveva cercato di controllare. 10”, 30”, 50”, si tocca il minuto, da dietro rientra un più che folto gruppo di corridori, i compagni di squadra dello slovacco si mettono in testa a tirare, sembra come una volata, il ritardo scende, ma davanti a tutti compare con tutta la sua maestosità il caro e vecchio Kwaremont. Kristoff prova a prendere in mano la situazione, sempre più atleti si staccano, cercano di arrampicarsi con tutte le loro forze su questo muro, davanti sono sempre meno, ma troppi per Fabian il gladiatore che, nel suo terreno preferito, si mette al comando, sembra ripetersi quanto successo l’anno scorso: tutti sanno che sarà proprio in quel punto che attaccherà, ma pochi, quasi nessuno ce la fa a tenere la sua ruota. Questa volta ci riesce solo Vanmarcke, lui e lo svizzero si conoscono bene, arrivarono insieme lo scorso anno al velodromo di Roubaix, in quell’occasione vinse Cancellara, ma questa volta no, il belga non ci sta, non vuole essere ancora una volta piegato dalla sua potenza. Iniziano così insieme la loro cavalcata solitaria per raggiungere i due fuggitivi, Fabian si piazza al comando e con trenate micidiali porta con sè il suo avversario, dietro intanto provano ad organizzarsi. 13,8 km , forse cifra detta a caso, ma per i corridori non è così, essa indica l’ultimo muro, l’inferno vero e proprio: il Paterberg. Si, un inferno che si avventa sugli atleti con tutta la sua potenza, tutti vedono i proprio avversari davanti a sé, sembrano raggiungerli, ma i suoi pochi metri in pavè ingannano, la distanza è in realtà abissale .Al  termine di esso lo svizzero e il belga procedendo nella loro rincorsa raggiungono la testa della corsa dove uno straordinario Van Avermaet non sbaglia un colpo, ora sono in quattro. Intanto  in ciò che rimane del gruppo tutti gli altri big provano ad inventarsi qualcosa, ma non c’è nulla da fare: davanti a tutti la locomotiva di Berna spinge sui pedali, procede , procede, procede portandosi dietro i suoi tre vagoncini, la sua furia è incontrollabile, lui sogna con tutta la sua potenza di vincere questa corsa, gli altri iniziano a collaborare, il loro vantaggio diventa un abisso. Addio così alle speranze per Sagan che dopo la lezione imparata l’anno scorso poteva anche farcela, addio alle speranze di Boonen che aveva una squadra fenomenale, ma dai si può accontentare di avere un compagno passivo davanti, addio alle speranze di tutti gli altri. Si succedono i chilometri, quasi come un cavalcata infinita per i tre di testa che iniziano a studiarsi: Van Avermaet e Vanmarcke continuano a scattare per cercare di scrollarsi di dosso Cancellara, ma lui è sempre lì, c’è anche Vandembergh, forse qualcuno se lo era dimenticato, il tempo sembra immobile, fisso tra loro 4, il futuro leone delle fiandre sarà certamente uno di loro. Non scatta più nessuno, si entra nell’ultimo km, Fabian chiede informazioni all’ammiraglia, non succede nulla, mancano 300m: Van Avermaet è davanti a tutti, lo svizzero invece nell’ultima posizione. Scruta gli altri tre con fare minaccioso, li studia, non è un velocista, ma sa come vincere questa corsa, forse un attimo di tentennamento da parte degli avversari, forse minimo, ma lui lo percepisce. Così parte nella sua massima potenza, supera tutti gli altri che cercano di ancorarsi inutilmente con le ultime forze rimaste sulla sua ruota, ma nessuno può resistergli, Cancellara  passa per primo sulla linea del traguardo, ha vinto, Van Avermaet e Vanmarcke devono accontentarsi solo della seconda e della terza piazza.  Alza le braccia al cielo ed esulta come un vero gladiatore con tutta la sua forza, ce l’ha fatta , dopo l’anno scorso è ancora lui l’indiscusso re delle Fiandre, ha vinto questa corsa per la terza volta, entra nella storia. Questa volta però l’ha vinta in un modo diverso: non è arrivato solo al  traguardo, vi è giunto insieme a tre belgi, quasi come se fosse una barzelletta che come in tutte in quelle che si rispettino c’è anche l’italiano, sì l’”italiano” è proprio Fabian che fino alla fine non ha smesso di combattere. Sui suoi cari muri, dei quali lui ha il dominio assoluto, ha provato a staccare tutti, questa volta però ha trovato validi avversari che hanno provato di tutto, ma non sufficiente per bloccare la sua avanzata. L’incredibile avanzata di un gladiatore che come ogni anno ci dà appuntamento qui, le Fiandre, terra di epiche battaglie e di conquiste, il suo terreno. Terra misteriosa che colpisce potentemente chiunque la sfidi con i suoi muri in pavè, anche in questa  edizione è stata crudele, ha distrutto molte speranze e sogni, ma ancora una volta è stata inesorabilmente dominata  dell’incredibile tenacia di Fabian Cancellara.

Immagine

 

Giorgia Monguzzi

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