IL FASCINO MISTERIOSO DELLE FIANDRE: IL SUO POPOLO, I SUOI MURI, IL SUO PAVE’

Belgio, Europa non proprio centrale, zona leggermente periferica rispetto ai grandi poteri dopo essere stato a lungo limitrofo alla capitale imperiale Aquisgrana. Luogo impervio, lontano, forse dimenticato dalle grandi potenze europee, ma utile solo per guadagni e tessuti, fu proprio qui che nella prima metà del 1300 iniziò una rivolta. La rivolta di un popolo che non era d’accordo a rimanere nelle posizioni di rincalzo del regno francese ed essere sommerso da fiumi di tasse, voleva essere indipendente e fu così che grazie a tutto ciò iniziò la guerra dei cent’anni. Al termine di essa la sua storia non finì, venne rimbalzato di qua e di là come moneta di scambio per matrimoni e alleanze tra francesi e tedeschi per poi finire nell’impero dal quale nel corso del XVI sec. si staccò quasi completamente grazie alla riforma protestante di Luthero, questi affascinanti territori venivano chiamati, ma possiedono tutt’ora il nome di Fiandre. Le Fiandre, luogo misterioso , fantastico per i suoi paesaggi, per le usanze del suo popolo, sì proprio quello, lo stesso che nonostante l’attraversamento dei secoli non è completamente cambiato: mantiene il suo animo di rivolta, combattivo come non mai. Uno spirito che per un certo periodo all’anno, ma soprattutto in un giorno particolare, si risveglia dopo un letargo che sembra sempre troppo lungo, per scatenare al massimo la sua potenza. Quel giorno coincide proprio con la Ronde van Vlaanderen o, per dire tutto più semplicemente, con il giro delle Fiandre. Fu proprio nel 1913 che dalla mente geniale di Karel Van Wynendaele nacque questa corsa inizialmente destinata a contrastare la popolarità delle competizioni francesi, ma che ha finito con il diventare una delle classiche più emozionanti e leggendarie del mondo del ciclismo. Sono stati tanti i campioni che hanno dominato questa corsa, il primo che ci riuscì fu Paul Deman , dopo di lui vennero altri vincitori, fra questi ci fu il grandissimo Fiorenzo Magni che la vinse tre volte di seguito e che si aggiudicò il soprannome di “leone delle fiandre”. Si, bisogna essere proprio dei leoni per riuscire a battere tutti in questa fantastica corsa, un leone come quello presente sempre al traguardo, stampato sulle migliaia di bandiere che i tifosi di questo luogo portano con sè. Dopo di lui ne vennero altri, soprattutto belgi, ma anche italiani, Tom Boonen vinse tre volte, ma nell’ultima edizione trionfò per la seconda volta Fabian Cancellara. Lo svizzero attaccò sul caro e vecchio Kwaremont distruggendo letteralmente il gruppo, solo Sagan strettamente agganciato alla sua ruota e Roelands, appartenente ad una fuga e recuperato per strada, resistettero, ma anche loro dovettero piegarsi davanti alla potenza del gladiatore che con un improvviso cambio di ritmo sul Paterberg creò il vuoto tra lui e i suoi avversari. Questi due muri saranno presenti, come di tradizione, anche per l’edizione di quest’anno, andando ad affiancarsi agli altri 14 su un tracciato ricco di asfalto e di pavè lungo ben 259 km. Tanti saranno i partenti al via, molti con speranze di vittoria, ma tre sono i favoriti principali: davanti a tutti Fabian Cancellara che partirà con il numero uno e sicuramente vorrà ripetersi dopo il fantastico trionfo dell’anno passato, lo slovacco Peter Sagan destinato a testare le sue già più che buone abilità e Tom Boonen che vorrebbe riprendersi da questo brutto momento della sua vita; tre nomi, praticamente la perfezione, ma a questi bisognerebbe affiancarne almeno una ventina, tutti possibili outsider che sicuramente potranno stupire.

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Tanti saranno così i partenti di questa corsa, solo pochi gli attori con un ruolo di spicco all’interno di questo film che possiede già i suoi due sicuri e ormai noti protagonisti: i muri e il pavè. La corsa attraverserà luoghi diversi, molti villaggi , ognuno di questi con le sue usanze, con una popolazione che custodisce quasi come un vero e proprio tesoro la sua strada in salita, il suo muro. Durante tutto il resto dell’anno questi scorci misteriosi vengono quasi come dimenticati, diventano come dei miti, per poi illuminarsi e riapparire tra marzo e aprile durante la campagna del nord, vengono come riscoperti, vengono addobbati, rinascono. Sono pronti a colpire come ogni anno con la loro asprezza validi guerrieri pronti ad affrontare ogni pericolo, li ostacoleranno, vinceranno, verranno dominati. I muri però, almeno i più importanti e caratteristici, non sarebbero nulla, non avrebbero tutto quel loro fascino senza il pavè. Difficile descrivere precisamente cosa sia, ma per un amante del ciclismo è tutto: il sudore, la fatica, la lotta, la sconfitta, la vittoria. Un mix inquantificabile di sensazioni ed emozioni, tutte create da una fila di apparentemente semplici “mattoncini” che nella loro regolare irregolarità sono padroni assoluti della corsa. Sono uno dietro l’altro, in file spesso disunite, sono silenziosi, forse fin troppo, sembrano amici, ma invece sono letali. Sono letali per tutti coloro che li affrontano senza potenza, senza tenacia, per tutti coloro che non sono dei veri combattenti. Affrontare i muri in pavè è proprio una battaglia, della quale però non conosciamo l’avversario, sembra di vederlo, è accanto a noi, porta una divisa di un’altra squadra, ma invece il nemico si trova sotto le ruote. Cerca di frenare gli atleti, blocca loro il cammino, li fa restare indietro, li sfida, molti vengono colpiti e arretrano, pochi riescono a dominarli. Il primo fra tutti, nei tempi moderni, è proprio Cancellara il gladiatore, nella sua potenza di pedalata li ferisce, riesce a sconfiggerli, procede mentre tutti inesorabilmente perdono terreno. Molte volte essi hanno ferito, hanno colpito più nel profondo, hanno lanciato sfide, hanno sconfitto atleti: nel 2012 questo era proprio successo allo svizzero che ha saputo degnamente chiudere questo conto in sospeso, l’anno scorso è successo a Boonen che vorrà sicuramente vendicarsi.  Una forza pazzesca quella di questi due protagonisti che si mettono sempre in mezzo per ostacolare il sogno di tutti, quello di vincere questa fantastica corsa, una classica che io definirei insieme alla Roubaix, la più affascinante che esista. Il suo fascino lo deve ai luoghi che attraversa, alle pietre, alle strade, ma soprattutto al suo popolo che ogni anno aspetta impaziente questa fantastica competizione, non sono tifosi di qualcuno in particolare, ma il loro tifo è per tutti, per ogni singolo guerriero che affronta questa corsa. Un popolo che per tutti i mesi dell’anno custodisce muri e pavè, li curano li proteggono, per loro valgono quasi la loro stessa vita, sono come custodi silenziosi di un mondo mistico, incantato del quale sono orgogliosi di fare parte. Di un mondo che starebbe a pennello in miti e leggende, un luogo pronto a sfidare ancora una volta tutti i corridori, per poi premiare come succede ogni anno il suo nuovo dominatore.

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Giorgia Monguzzi

 

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