COME IL LEGGENDARIO MICHAEL SCHUMACHER JOHN DEGENKOLB TRIONFA SULLA PISTA DI MAGNY-COURS

Tappa relativamente piatta quella di oggi alla Parigi-Nizza adatta alle ruote veloci come le due precedenti. Arrivo più che inedito situato nel circuito automobilistico di Magny-Cours che dal 1991 al 2008 ha ospitato  il gran premio di formula uno di Francia, più volte è stato terra di conquiste di Michael Schumacher che nel 2004 ha segnato il record del percorso, seguito poi da Raikkonen e da Alonso. Quest’ultimo in particolare ha un più che ottimo rapporto con il ciclismo tanto che è da più di un anno che si parla della sua squadra ciclistica che inizierà l’avventura nel 2015. Un rapporto strano anche tra questi due sport, ciclismo e motori: divisi da molte differenze ma accomunati dall’ineguagliabile brivido per la corsa, dall’ indescrivibile vento causato dal passaggio delle “vetture” che fa rizzare i capelli, dal tifo e dallo scorrere irrequieto ed implacabile delle ruote sull’asfalto.

Partenza un po’ strana quella di oggi da Trocy dove gli organizzatori, per evitare il ripetersi della situazione di ieri (27 partenti non hanno apposto la loro firma sull’apposito foglio), hanno stabilito per ogni squadra l’ora esatta per presentarsi al foglio firma da rispettare nel migliore dei modi pena la squalifica. Il gruppo oggi è rimasto privo di alcuni componenti tra cui i più illustri sono Lars Boom e Gianni Meersman che hanno preferito non partire dopo i postumi della caduta di ieri avvenuta quando mancavano 10 km al traguardo. Andatura blanda, oserei dire da giro turistico, quella tenuta dal gruppo, quasi sempre controllato dall’Astana, per buona parte della tappa che ha permesso a 3 avventurieri ( Quemeneur, Feillu e Fouchard)di starsene quasi beatamente in fuga per quasi tutta la tappa. L’avverbio beatamente sembra quasi avere uno sfondo paradossale dato che in fuga non si è mai beati ma si spendono tutte le energie a disposizione; in questo caso però , quasi come da accordo sancito da uno spettabile notaio, sia loro che il plotone hanno proceduto a velocità più o meno uguale per mantenere le energie per il finale. Quando mancano 11 km Quemeneur rimane solo al comando, lui continua a sognare una sua possibile vittoria, ma il gruppo, davanti al quale si sono imposte le squadre dei velocisti, procede ad una velocità molto più elevata e non lascia spazio. Il fuggitivo riesce però ad entrare in solitaria nel possente autodromo dove si articoleranno gli ultimi 4 km di gara. Si guarda  intorno forse un po’ spaventato dalla maestosità di quel luogo, dalla sua ampiezza sconfinata, dalle sue curve affascinanti, ma allo stesso tempo insidiose e respira un’aria strana, la stessa aria di vittoria che fino a 6 anni prima respiravano i leggendari piloti di formula 1. In questo caso però ormai più nessuna speranza di vittoria per questo impavido avventuriero su cui due chilometri dopo si avventa il gruppo che come una belva affamata corre avida di gloria, ma che dentro di lei ha una lotta per decidere quale delle sue parti debba prevalere su tutte le altre. La Giant Shimano, la squadra di Degenkolb, prende le redini della situazione e trascina tutto il plotone, nelle prime posizioni del quale ci sono tutte le migliori ruote veloci, sotto la fiamma rossa dell’ultimo chilometro. La velocità si mantiene molto elevata e fa si che ogni tentativo da parte delle altre squadre di formare un proprio treno non abbia successo. Inizia la volata: l’ultimo uomo a disposizione di John Degenkolb tira il suo compagno alla perfezione tanto che diventa subito imprendibile andando a tagliare per primo il traguardo seguito da Goss e da Rojas che senza successo avevano tentato di ricucire il vuoto da subito creato dal tedesco. Vittoria spettacolare e potente quella di Degenkolb che arriva dopo due secondi posti nelle tappa precedenti e che gli permette di vestire la maglia gialla di leader.

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                                                                                                                        Giorgia Monguzzi

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