SOTTO IL CALORE DEL SOLE UNA RIVINCITA A RITMO DI PEDALI

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È mattina e sul lago di Lugano si vede il riflesso del cielo, un cielo fino a quel momento coperto da nubi dietro le quali il sole è pronto a spuntare. Il lungolago è deserto, come se fosse un giorno qualsiasi, c’è poca gente che cammina distratta guardando in giro, ma non è un giorno come gli altri, bhé almeno non lo è per il vasto popolo del ciclismo che finalmente, dopo due anni causa l’annullamento per neve dell’anno ormai passato, si ritrova per il Gp città di Lugano. Ed ecco spuntare, come se risultato dell’opera di un provetto prestigiatore, persone e sempre più persone che battono la strada con i loro passi andando su e giù con la speranza di alleviare quella loro ansiosa ma piacevole attesa. Descrivere con precisione che cosa e chi ognuno attenda è un po’ complicato: c’è chi aspetta il proprio beniamino, le ammiraglie per poter fare una chiacchierata con i massaggiatori, tutte le biciclette per ammirarle e, anche se solo per un momento, sognare di possederne una; c’é poi chi invece di ciclismo non sa nulla e viene spinto lì non solo da una semplice curiosità, ma da un indescrivibile richiamo quasi impercettibile e delicato che trascina il cuore. Sono quasi le 10, nessuno si vede, ma poco alla volta ecco arrivare i pullman delle squadre che con i loro sgargianti colori tingono quella strada poco prima grigia; aumenta la gente che inizia a guardarsi intorno e ad avvicinarsi agli automezzi, tutti osservano con gli occhi spalancati e ancora una volta aspettano. In cielo esce impetuoso il sole come se spuntato da un libro aperto improvvisamente di cui le nuvole, ormai,  costituiscono solo le sottili pagine; un libro ancora privo di parole che sarebbero state scritte da pedalate ed emozioni. I meccanici e i massaggiatori sono già al lavoro: preparano borracce, integratori, gel, sistemano cambi ,ruote e manubri, in pratica per loro la corsa è già iniziata. Davanti ai pullman vengono disposte le biciclette una dopo l’altra, in un ordine quasi apparentemente casuale, con una precisione quasi insuperabile e così per ogni squadra si formano file e sequenze di numeri, selle e manubri che con la loro perfezione creano una sottile melodia. Una melodia che, se vogliamo richiamare il pensiero dei filosofi pitagorici, è alla base della regolazione dell’universo, ma non è pienamente comprensibile dall’orecchio umano perché è all’interno di essa, forse è proprio questa soave melodia indescrivibile che richiama il popolo del ciclismo.

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 Poco alla volta i corridori si dirigono al foglio firma, tappa obbligatoria per partecipare alla competizione, tanti volti si alternano davanti agli spettatori, volti preoccupati, felici, spaventati, assonnati, in pratica ogni escamotage possibile per cercare di alleviare la propria tensione. Tra i tanti c’è Serpa Perez, il fresco vincitore del trofeo Laigueglia che con il volto sorridente si ferma da chiunque, si presta a foto , ride e chiacchiera, quasi come un bambino in gita scolastica che é felice per qualsiasi cosa. Ci sono anche i ragazzi della fantini, bhé dire che ci sono tutti è un po’ dura dato che pronti alla partenza ci sono solo De Negri, Bisolti e Malaguti che continuano a guardarsi intorno nell’attesa del pullman con il resto della compagnia che fortunatamente dopo deviazioni, strade sbagliate e in pratica lunghissime peripezie giunge alla meta. Il favorito di giornata è senza dubbio Diego Ulissi che si dirige insieme ai suoi compagni con il volto teso e concentrato.

Manca poco alla partenza: gli atleti si schierano con le loro biciclette sotto l’arco che funge anche da arrivo, parlano, si scambiano consigli, ridono nell’attesa quasi infinita del via ufficiale che viene finalmente dato alle 10,55. Partenza non proprio a tutta per gli oltre 150 componenti del plotone che si concedono un’andatura inizialmente turistica per affrontare il primo giro del circuito che dovrà essere ripetuto 5 volte,  forse per iniziare a studiarsi e perché no? anche ad ammirare un po’ il paesaggio. Iniziano i tentativi di fuga e così come un gruppo di pirati all’arrembaggio si fanno largo 15 corridori dei quali ne rimarranno solo 8, forse i predestinati, gli eletti dal gruppo o solo semplicemente impavidi atleti che ripongo le loro speranze in questo tentativo che arriva ad avere fino a 7 minuti di vantaggio sul gruppo.

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La corsa procede ed intanto la gente sul traguardo aumenta forse richiamata dalla sottile melodia dei pedali che girano senza sosta e delle ruote che accarezzano l’asfalto. Si formano così “masse” portate lì dal loro padrone ciclismo che ormai  ha preso il loro cuore, gruppi in pratica di ogni tipo che si guardano intorno quasi spaesati alla ricerca di qualcuno che non sanno nemmeno loro chi sia. Nella sottile aria viaggia leggero il profumo di pastasciutta accompagnato da quello di Hot dog e patatine fritte, la folla mangia, si abbuffa, quasi scambiando quell’occasione  per una sagra. La corsa ogni circa metà di ora passa sotto la linea del traguardo annunciata dalla voce incalzante dello speaker: la gente abbandona tutto, ogni sorta di cibo, abbeveraggio e si lancia all’impazzata quasi uno contro l’altro per aggiudicarsi lo spazio migliore. Ci si sporge dalle transenne, compaiono volti, obiettivi fotografici e finalmente i corridori, avviene tutto per pochi istanti, ma quelli sono necessari per emozionarsi nel migliore dei modi, penso che l’emozione di sentirsi i capelli mossi dall’impeto della corsa non abbia eguali.

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Mancano 20 km, il vantaggio degli ora solo 6 fuggitivi è ridotto a solo 30″ , il gruppo guidato da AG2R e Lampre é sempre più ridotto, infatti uno dopo l’altro si staccano sempre più atleti. Il battagliero di giornata Canola seguito da un altro corridore prova ad avvantaggiarsi sugli altri compagni, sperando, almeno per un momento, di continuare a sognare la vittoria, ma il plotone non ci sta, forse non gradisce i sognatori e così va a raggiungere questi due ultimi avventurieri. Ormai si è giunti alla salita finale, qui verranno giocate le ultime carte vincenti per la vittoria finale e così iniziano scatti e controscatti come se si stesse impersonando una mitragliatrice a raffica destinata a non fermarsi, fino a che quando mancano 2 km  si forma un gruppetto di circa 15 unità. Tutti si studiano, ormai la vittoria se la giocano loro, si osservano con gli occhi che si alternano bassi e spalancati e , scambiandosi interminabili sguardi, passano sotto il triangolo rosso. Inizia la volata e Sonny Colbrelli, l’indiscutibile favorito per un arrivo di questo genere, è davanti a tutti, sembra ormai aver vinto, ma, come sa chi conosce bene questo sport, si può dire di aver vinto solo dopo aver passato con la ruota anteriore la alcune volte sottile linea del traguardo. E così quando mancano solo 40m viene raggiunto da un corridore che lo affianca , é Mauro Finetto, egli ha una divisa gialla, sì lo stesso colore dei fulmini, e proprio come uno di essi supera Colbrelli. Alza braccia al cielo, ha vinto, ma quel gesto racchiude in sé molto di più. Non solo la gioia per la vittoria, ma la conferma di avercela fatta, la sua rivincita contro chi dopo la stagione 2011 aveva preferito lasciarlo a piedi piuttosto che rinnovagli il contratto e così a costringerlo a dedicarsi per buona parte del 2012 a correre in un altra specialità. La la ripicca contro chi non credeva in lui, il regalo per il ds Scinto che invece la fiducia in lui l’aveva acquisita,  il segno che, anche se dopo un anno fermo, c’è ed è pronto a combattere, alla faccia di chi non lo voleva. Un arrivo spettacolare che decreta la sua totale rinascita, una vittoria a dir poco fantastica davanti a Sonny Colbrelli e al favorito di giornata Ulissi che si dimostra molto amareggiato. Sono tanti quelli che sostengono l’uso immediato della vendetta, secondo me invece è un piatto che va servito freddo quando uno meno se lo aspetta, in questo caso non si tratta proprio di una vendetta, ma di una rivincita che colpisce proprio nel profondo. Un rivincita, quella di Mauro Finetto contro l’intero ciclismo. Una rivincita che, come accade per le cose più belle, é avvenuta proprio quando meno ce lo si aspettava: baciato dal sole al cospetto del maestoso lago di Lugano, con il soave sottofondo di una melodia fatta da suoni di biciclette.

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                                                                                   Giorgia Monguzzi

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