TRA TANTI PUGNI ED UN PO’ DI VECCHIAIA ECCO A VOI IL GRANDE MATCH TRA STALLONE E DE NIRO

Rivalità infinita, eterna, come poche ce ne sono in giro, forse paragonabile a quella tra Coppi e Bartali , tra Moser e Saronni, tra Benvenuti e Griffith e perché no anche a quella tra Milan e Inter. Una rivalità che non interessa solo gli atleti durante la competizione, ma anche il loro stile di vita, le scelte fatte sempre per prevalere sull’altro; una rivalità che divide persone, mondi e famiglie provocando scontri e forse anche lotte intestine che sanno tanto di scontri civili del 1400. È proprio in questo modo che inizia il “grande match”: una lotta senza fine tra due pugili imbattibili scontratisi tra loro solo 2 volte, occasioni in cui si è vista la sconfitta prima dell’uno e poi dell’altro; una lotta anche fuori dal ring fatta di provocazioni, scontri e ripicche e destinata a non avere mai una fine a causa dell’improvviso ritiro di uno dei due.

La scelta dei due attori protagonisti non è fatta a caso: da una parte Sylvester Stallone con la nostalgia di Rocky interpreta Henry”Razor” Sharp e dall’altra Robert de Niro prende le sembianze di Billy “the kid” Mc Donnen cercando di lasciarsi alle spalle i bei tempi di “toro scatenato”. Ombre mai invisibili dei personaggi interpretati “qualche” anno fa che accompagnano quasi ininterrottamente i due attori durante il film. Film che sembrerebbe uno come tanti altri dove due rivali si incontrano, si prendono a botte, uno vince ,l’altro perde e compaiono i titoli di coda, ma invece non è così. Per Razor e Kid l’avversario non è tanto il rivale di una vita, ma quanto il nemico di ogni uomo, qualcosa che si può combattere ma mai sconfiggere e che prende il nome di età. È proprio questa caratteristica che rende il film unico e stravagante: da una parte Stallone finito quasi in povertà, senza lavoro e quasi cieco da un occhio e dall’altra de Niro ricco, donnaiolo e con “qualche” problemino con alcol e ” pancetta”. Due uomini, dunque, non più giovanissimi che si trovano dopo tanto tempo a competere tra di loro e a sottoporsi ad un allenamento quantomeno dignitoso; ex atleti che stretti nella morsa del menager ed organizzatore dell’incontro vengono quasi costretti anche ad azioni più che imbarazzanti per pubblicizzare il match del quale inizialmente non interessa a nessuno e quasi a piegarsi alla modernità americana fatta di you tube e strani sport di lotta in campi ottagonali.

Titolo forse un po’ ambiguo quello scelto per questa pellicola che tende ad ingannare il pubblico facendo pensare che si tratti solo di un match combattuto sul ring con tanto di guantoni; resterà così deluso chi aspettandosi tutto ciò si troverà davanti un combattimento che interessa solo i 10 minuti finali del film.

È infatti un grande match fatto non solo di dritti e ganci contro l’avversario,ma soprattutto una continua riscoperta di ciò che si è lasciato alle spalle e una sfida per superare i propri limiti;una sfida così contro sé stessi, il destino e la gente che li circonda.Film che per almeno tutta la prima parte da un po’ la sensazione di sentirsi in una casa di anziani dove si rimpiange l’ormai passato rocky e ci si tappa le orecchie per insulti alcune volte fin troppo gratuiti; in pratica pellicola fino a quel momento adatta a provetti “ciabattai” e a mancanti di udito. Dopo la prima parte si assiste ad un improvviso mutamento, quasi come se fosse passata la fata turchina, e si vede ricomparire l’ormai dimenticata figura del Balboa e di toro scatenato. Compaiono così allenamenti dignitosi, camion da tirare, piegamenti , sudore, un po’ meno di pancetta e l’indimenticabile allenatore un po’ sordo che finalmente dopo aver “tirato” insulti tutto il tempo inizia ad allenare un vero e proprio pugile.Sembra così di tornare un po’ indietro nel tempo quando i muri della città, i giornali e le televisioni erano ” intasate” dal personaggio di Rocky che ha accompagnato i “tempi felici” dei nostri genitori e forse un pizzico della nostra infanzia. Durante tutto ciò non c’è però la solita musichetta accompagnata dal ” dai non mollare che ce la fai”, bensì la rinascita non solo di 2 atleti ma soprattutto di due uomini: se da una parte Razor ritrova l’amore e diventa più aperto con gli altri, dall’altra Kid cerca di fare una vita “normale” e scopre il figlio e il nipote.

È il momento dell’incontro, la scena che si è aspettata da quando é apparso il titolo del film, finalmente dopo tanti anni ritornano sul ring, i tanti anni purtroppo si vedono dato che kid ha pure dimenticato come fasciarsi le mani. Si entra sul ring: Stallone fa la sua entrata trionfale identica ai bei tempi di Rocky, con lo sguardo concentrato, gli occhi fissi, l’andatura un po’ cascante, in pratica tutto perfetto se non che manca la tipica musichetta; è il turno di de Niro (anche se in realtà è stato lui il primo ad entrare sul ring) che si avvia al luogo della lotta con l’aria spavalda,con l’andatura stile “passeggiata della compagnia” e con indosso un accappatoio verde che sembra una pelliccia e che fa assomigliare l’atleta più che ad un pugile, ad un’acclamata dark queen; la folla però sembra non accorgersi, troppo impegnata a sostenere il proprio beniamino.

Inizia il match e iniziano a comparire anche figure un po’ strane e conosciute: come spettatrice c’è l’amata di Razon che ricorda tanto l’Adriana dei “tempi d’oro” (pensate che anche la posizione accanto al ring quasi coincide), all’angolo c’è il solito nero che assiste Stallone e che cerca in tutti i modi di chiudere la fatidica ferita sull’occhio destro, e qui come al solito viene da chiedersi “ma perché Stallone si taglia sempre quello e quel solo occhio?” nessuno fino al momento è riuscito a trovare una risposta plausibile.È però all’angolo di Kid che spetta “l’ambito” titolo di scena più bella: un bambino di 8 anni, nipote del pugile, che in mezzo ai volti tesi e preoccupati di tutta la gente ci mostra il suo faccino giovane e sorridente ed è subito pronto a fornire abbeveraggio al nonno e a sostenerlo con il suo tifo.

Si continua a combattere,ma qui ancora una volta il regista stupisce lo spettatore:troppo scontato un incontro normale che finisce con uno moribondo e l’altro campione e così c’è un colpo di scena dopo l’altro.

Il ring diventa non solo il luogo dove far vedere chi è più forte, dove combattere fino alla fine, ma soprattutto si trasforma in un qualcosa di indescrivibile dove prima di tutto c’è l’uomo, il rispetto che si deve portare e ,solo dopo, una quasi inutile competizione che alla fine dei conti porta a scontri tra i tifosi e immensi guadagni per gli organizzatori. Un rispetto che dovrebbe essere sempre presente e che in particolare in questa pellicola è l’anello chiave, il punto di arrivo del percorso incominciato con l’inizio del film che ha trasformato i due atleti chiusi, capaci solo di insultarsi e incapaci di guardarsi negli occhi. Un rispetto che porta a capire che la sconfitta dell’avversario e la vendetta non è tutto nella vita dove ci sono la famiglia e anche il rivale che ha appena vinto o perso. Un rispetto che qualche volta ci fa ricordare che siamo uomini e non macchine. Un rispetto che se anche presente solo in una piccola parte rende stupendo questo film da molti definito un’autentica stupidata. Un rispetto che alla fine dei conti è degno solo di un grande match.

 

Giorgia Monguzzi

 

(ps:Ho pensato di proporre a tutti voi questo mio pensiero riguardante il film “il grande match” che io ho trovato a dir poco fantastico, diciamo che è un genere che a me piace molto e che in ogni caso consiglio a tutti. Se lo avete per caso anche voi visto o avete intenzione di fare ciò ditemi pure il vostro parere, lo ascolterò volentieri. Alla prossima!!!)

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