Dall’Italia all’Argentina: dove c’è un demone c’è sempre un angelo

Serata iniziata sotto il segno dell’amareza e dell’indignazione a causa di quell’atleta (sul fatto di definirlo ancora con questo sostantivo nutro molte perplessità) che porta il nome di Danilo Di Luca e che dopo aver già a lungo danneggiato il ciclismo con le sue 3 squalifiche e la sua radiazione a vita pensa bene di rilasciare un’intervista alle iene. Da parte sua non arriva solo l’ammissione di aver fatto uso di sostanze dopanti ma anche una pesante accusa contro il mondo del ciclismo dichiarando che in pratica ogni atleta fa ricorso a pratiche dopanti. Secondo lui infatti su 200 partecipanti al giro d’Italia solo il 10% sarebbe realmente pulito. Un duro colpo non solo al movimento ciclistico italiano, ma anche a quello internazionale che per lunghi anni si é adoperato per far ritornare credibile questo sport che in una sola serata viene completamente distrutto da un uomo, a questo punto privo di senno, che fa dichiarazioni false e antiquate come ripicca contro un sistema che lo ha completamente escluso. Sembrava una serata da dimenticare per il mondo di questo fantastico sport a causa delle frecce infiammate lanciate dal “demone “Di Luca, una serata che sarebbe stata ricordata solo per le sue accuse, ma per fortuna non è stato così. A far ritornare il sorriso, soprattutto agli italiani, ci ha pensato bene “l’angelo” della situazione che porta il nome di Giacomo Nizzolo e che dalla parte opposta del mondo è riuscito a regalarci una stupenda vittoria lasciandosi alle spalle i suoi più grandi rivali. Quella di oggi tappa infernale non solo per il subbuglio in gruppo per le dichiarazioni di Di Luca, ma anche per il sole infuocato che colpisce i corridori. Senza troppe asperità ė così adatta ai velocisti che al traguardo, come previsto, danno spettacolo; nessuno dei due tentativi di fuga (il primo composto da 6 uomini che caratterizza la prima parte di gara e il secondo un quartetto che evade dal gruppo solo per pochi chilometri) va veramente in porto e così si va alla volata. Mancano 500m, il gruppo è compatto e davanti è guidato dalla Lampre: Modolo è il primo a partire, ma accanto a lui Mark Cavendish non si fa sorprendere ed esce con tutta la sua potenza portandosi dietro il suo compagno di squadra Boonen. La tappa sembra ormai del belga che è seguito dallo spagnolo Ventoso, ma dalla parte opposta della strada compare come per magia nizzolo che con il superbo lavoro del compagno Alafaci riesce a crearsi un varco ed uscire a razzo dal gruppo soprendendo tutti gli altri che ormai non possono più far nulla per contrastarlo. L’Italiano va così a vincere questa tappa coronando, se si può dire così, il sogno di mettere la ruota davanti ai “maestri dello sprint” come Cavendish, ma anche prendendosi la rivincita con Ventoso della tappa di Frosinone del Giro 2011. Una vittoria spettacolare che arriva dopo una lunga preparazione da parte dell’atleta finalizzata a cercare di battere i rivali di sempre, una conferma che gli italiani ci sono e sono competitivi. Non una semplice vittoria, ma la dimostrazione che il ciclismo appassiona ed emoziona per davvero e non si può ricordare solo per quel brutto male chiamato doping. Una ferita per questo sport che oggi si è ancora aperta e che forse a causa di gente stupida si riaprirà ancora. Una piaga destinata a distruggere questa giornata anche a causa di un demone che come succede in tutte le storie , anche se in una piccola parte, è stato sconfitto da un angelo.

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Giorgia Monguzzi

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